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CineMAH presenta HORROR, DOVE SEI?!

01/11/2012

di Beppe Fenzi 

E dire che IL GUARDIANO DI NOTTE (NATTEVAGTEN), thriller danese del 1994 lasciava ben sperare per il futuro del regista Ole Bornedal! Si tratta in effetti un ottimo film d’atmosfera, in cui la suspense e una tangibile paura la fan da padrone in ben più di una sequenza: soprattutto per lo spettatore italiano, così distante dalla cultura e dai modus vivendi delle popolazioni nordeuropee, in un’epoca nella quale la cinematografia di genere di quei paesi non s’era ancora sdoganata, il lungometraggio di Bornedal proponeva un’inedita ambientazione, nonché volti nuovi e situazioni fuori dai consueti binari narrativi.

Nattevagten anche a lei, e sogni d’oro!

Di lì a pochi anni, come è capitato ad altri prima e dopo, il cineasta danese s’è riproposto nel (non riuscito) remake statunitense del suo stesso film. Non capirono, gli americani, che la pellicola originale funzionava soprattutto per i fattori poc’anzi citati: il rifacimento con Ewan McGregor e Nick Nolte è infatti una produzione dimenticabile e per nulla incisiva, al contrario del film che l’ha ispirata.

Dopo un lungo periodo di quasi totale inattività cinematografica, se si escludono un paio di film TV e produzioni minori in Danimarca, Bornedal torna a dirigere negli USA e, spiace dirlo, il risultato è assai deludente. THE POSSESSION rivela essere l’ennesimo horror dei poveri, privo di idee e sostanza, stereotipato, prevedibile in molti suoi risvolti e peraltro neanche spaventoso: ci sono episodi di BUFFY e SUPERNATURAL che, al confronto, assurgono a icone imprescindibili della paura su celluloide. Ho imparato che, quando prima dei titoli di un horror si legge la didascalia “Basato su Fatti Realmente Accaduti”, la fregatura è quasi di sicuro dietro l’angolo. Gli sceneggiatori del film, che al loro attivo hanno una bruttura quale THE BOOGEYMAN, ma anche un film più interessante come SEGNALI DAL FUTURO (uno dei pochi meritevoli d’attenzione nella recente filmografia di Nicolas Cage), regalano la fiera del déjà vu per ciò che riguarda trama e dialoghi, mentre Bornedal, dal canto suo, sceglie i più beceri espedienti da mestierante nella speranza di spaventare un pubblico ormai sempre più smaliziato, pubblico al quale certo non bastano più infanti indemoniati con banali voci cavernose, corpi che si piegano in posizioni impossibili e creature infernali che sembrano rubate vergognosamente dal già poco convincente POLTERGEIST II!

E se ne mettessi una da 50 watt?

Al giorno d’oggi, ahinoi, per trovare film di genere realmente innovativi e interessanti bisogna rivolgersi soprattutto Oltralpe o in Spagna, laddove cineasti fantasiosi e appassionati riescono con poco a creare qualcosa di intrigante e spesso realmente innovativo. Se l’Italia è ormai morta per ciò che riguarda il cinema di genere, laddove fino agli anni Ottanta era stata invece una fucina di talenti e di pellicole che hanno condizionato l’odierno modo di fare cinema di registi internazionali (si pensi al solito Tarantino), la Francia e la penisola Iberica stanno invece regalando, anno dopo anno, quei film che amo guardare e che, vuoi per un motivo, vuoi per l’altro, passano quasi del tutto inosservati nel nostro paese.

Se lo scorso anno una delle produzioni più interessanti fu lo spagnolo CON GLI OCCHI DELL’ASSASSINO (LOS OJOS DE JULIA), questo 2012 ha regalato almeno un paio di gustosissime pellicole thrilling, una diretta dal bravo Jaume Balagueró e l’altra dal francese Pascal Laugier. Sto parlando di BED TIME (MIENTRAS DUERMES) e I BAMBINI DI COLD ROCK (THE TALL MAN).

C’è Elio che ti spia.

Balagueró, assieme a Paco Plaza, è artefice del successo del serial [REC], giusto al momento al suo terzo (e purtroppo assai mediocre) capitolo. MIENTRAS DUERMES è forse il suo film più maturo e coinvolgente su più livellli, una vicenda crudele e spietata che ben poco spazio concede alla speranza: un plot di rara crudezza (non tanto per quel che mostra, quanto piuttosto per quel che trasmette) ideato da uno degli abituali collaboratori del regista, il torinese Alberto Marini (autore anche del romanzo), portato sullo schermo con rara maestria da un autore che sa come raccontare una storia per immagini e, soprattutto, come dirigere magistralmente il notevole cast a sua disposizione. Malamente distribuito in Italia lo scorso agosto, BED TIME è passato praticamente inosservato, ed è un peccato, perché è davvero un’opera meritevole d’attenzione, capace di regalare oltre a una buona dose di sensazioni forti, anche non pochi spunti di riflessione.

 Pascal Laugier, classe 1971, nuova leva dell’horror made in France, dopo l’insostenibile ma strepitoso MARTYRS (chi ha lo stomaco di arrivare alla fine del film viene ripagato da un epilogo memorabile figlio della geniale idea che sta alla base dell’intera trama), torna su terreni più “canonici” (ma neanche tanto) con THE TALL MAN, anch’esso distribuito pessimamente da noi, con una fugace uscita un mese fa. La coproduzione franco/canadese interpretata dall’ottima Jessica Biel che del film è anche produttrice, è nuovamente una vicenda coraggiosa, originale, ben sviluppata e diretta (Laugier è anche sceneggiatore), che non indulge a trite soluzioni e trucchetti “acchiappatamarro”, ma offre, anzi, sviluppi inaspettati e non poca attenzione alle psicologie dei personaggi: se si vuole un “film de paura” be’, questo non lo è, ma a coloro che cerchino tuttavia un lungometraggio dalle idee mai scontate e pregno di spunti su cui far lavorare le meningi, posso tranquillamente sentirmi di consigliarlo.

20 commenti
  1. FEMMINIELLO permalink

    Ti credo sulla parola!

  2. “C’è Elio che ti spia.” —> Qui sono morto.

    E io che pensavo di essere l’unico a cui BED TIME fosse piaciuto. Ho in ‘videoteca’ anche MARTYRS, da vedere, e ora ho un motivo in più. Il vero peccato, come dici tu, Beppe, è che questi titoli passano inosservati e, passami il termine, ‘inconsiderati’: BED TIME l’ho visto gratis, grazie ad una promozione di Sky che mensilmente regala un film ai suoi abbonati. Film che non spiccano per eccellenza, e tra i cui c’era proprio quello di Balagueró (insieme a ‘perle’ tipo SHARK 3D e CHERNOBYL DIARIES, sceneggiato da Oren Peli, il che mi aveva fatto ben sperare: a me il primo PARANORMAL ACTIVITY era piaciuto). Di THE TALL MAN, invece, è la prima volta che ne sento parlare, addirittura. Ma, a questo punto, rimedierò!🙂

    • Beppus1968 permalink

      Le didascalie sono farina del sacco di Leo… Io sono una persona seria… (Gh!😛 )

      Allora attendo tuoi pareri sui film di Laugier!

      • Non mancherò!😉

        PS: ho scoperto un mondo di trailer di film nordeuropei su Youtube, più di uno molto interessante…

      • ahahah mi diverto a fare quello che faccio al cinema…disturbo Marcello Cavalli!

  3. nottolo90 permalink

    the tall man!…chi ha detto “slender man”? no, mi era parso di sentirlo laggiù in fondo…bhà

  4. Uomo Coperchio permalink

    Per dei sani momenti Darioargentiani italiani, dopo la fine degli anni 80, secondo me fanno bella presenza di sé, sia Occhi di Cristallo che lo stesso Non ho sonno.

    • Beppus1968 permalink

      Peccato che entrambi siano recitati coi piedi, ahinoi!

      • Uomo Coperchio permalink

        Beh, ma quello è il cinema italiano^^

        Anche quelle recitazioni che spiccano nel cinema italiano (neanche così rare) hanno proprio tratti di stantio, che sono un tutt’uno con il substrato di questo Paese provinciale. Abbiamo grandi cose, quando il nostro cinema affronta il “neorealismo” (diciamo così) delle persone di tutti i giorni, o nella commedia… ma in una situazione che preveda una certa recitazione “dinamica”, perchè questi del post sono film sopra le righe, con situazioni sopra le righe, non quotidiane. Allora qui avrai tutto il limite delle conventicole da arte drammatica radical chic, che crea il mondo degli attori in Italia.

        Se penso che Robin Williams al provino per la puntata di Happy Days con Mork, fece nudo e crudo il provino (col suo modo di fare, inventandosi Mork lì) senza copione, e fu inseguito dal produttore per averlo… negli anni 70!

        Ci sono tipi di recitazione che non potremo mai avere qua. È mai esistito un corrispettivo italiano come attore, accostabile ad una recitazione di Alex (Malcom McDowell) di Arancia Meccanica? O un Anthony Perkins di Psycho? (fine anni 50!)

  5. Glauco permalink

    E bravo Leo, Martyrs me lo cerco proprio.

  6. Beppus1968 permalink

    Sono d’accordissimo, ma almeno, un tempo, anche gli attori italiani erano doppiati da professionisti e la recitazione ci guadagnava un po’: ora, si doppiano da soli, con risultati imbarazzanti!

    Fatico a immaginare qualcosa peggiore di questo:

    http://www.comingsoon.it/News_Articoli/News/Page/?Key=17863

    • Quello non è il vero Rutger Hauer, giusto? Non è Roy Batty, no? E’ un clone, vero? Non è quello di THE HITCHER, è un altro, si vede. Non è Navarre di LADYHAWKE, si riconosce la maschera di gomma. Vero? VERO? (corre via con i pollici nelle orecchie muovendo ritmicamente ed in modo alternato le mani su e giù gridando BALBLABLABLABLABLA fino a scomparire dalla vista.)

      • Beppus1968 permalink

        Ora è chiaro perché lo scorso anno si perse nei boschi durante le riprese del film e, più di recente è rimasto chiuso in un ascensore a Milano: gli han detto che l’uscita di DRACULA è imminente e s’è vergognato! ;-D

      • Uomo Coperchio permalink

        Un Dario Argento che non accetta confronti, dico io!😀

        Ma davvero quello è l’attore che ha detto una delle 10 battute più importanti del cinema mondiale?

        Ma davvero quello è il regista di Profondo Rosso? (o di altre cose per niente trash come La Terza Madre :DD)

        Ma davvero quella attrice… no-no, lei è sempre attrice cagna uguale!

  7. Di attrici cagne, e di attori cani:

  8. ATTENZIONE CONTIENE SPOILER SU MARTYRS!!
    Ho visto Bed Time…notevole..AMO Jaume Balaguero e l’Horror spagnolo (il Primo REC è molto bello direi, uno dei pochi mockumentary che non scade nel ridicolo….).
    The Tall Man mi è piaciuto sì e no….direi che non è scontato, e non è poco. Plausi per Martyrs! Dall’inizio alla fine. Unico neo (per una strapignola come me…) è nell’ultima parte…..la scelta di passare dalla torura fisica e psicologica della ragazza allo squoiamento così, tanto per far disgustare lo spettatore diciamolo! L’ho trovato un passaggio privo di senso…..
    Una domanda…rimanendo su “horror” (tra virgolette ‘che non saprei definirli in realtà)….cosa ne pensi di Shallow Ground e di Frailty?
    (So’ ‘n’appassionata…non so se si è capito!) ^_^
    Un saluto!
    Elena

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