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THE WALKING DAD

07/11/2012

Sono fermamente convinto, come padre, che i figli vadano educati fisicamente a sfuggire agli zombi.

Va bene il calcio, va bene la pallavolo, la pallacanestro, l’equitazione e il nuoto.

Puoi anche essere bravo a tirare i rigori, ma questo non ti impedirà di venire afferrato dagli zombi.

Se poi l’arbitro non vede, il gioco continua. E intanto il guardialinee se lo sono già mangiato.

Quindi, scatto, velocità e iniziativa sono alla base dell’allenamento dei vostri figli.

Non afferrateli subito. Fateli correre, fategli prendere confidenza con la fuga. Lo so che voi siete più veloci, ma occorre anche innescare in loro la fiducia nei propri mezzi. Sapere che ce la possono fare.

Sennò tanto vale farli giocare a calcio.

E poi non vi rilassate. Perché gli zombi prenderanno anche voi. Un papà sovrappeso è in cima alla lista delle persone prese subito dagli zombi. Guardate anche nei film. C’è un papà sovrappeso? Contate quanti passi riesce a fare, prima di essere preso. Il numero dei passi sarà uguale al numero dei chili meno il numero degli anni. Diviso due.

Le mamme non contano. Loro sono donne, non credono agli zombi, credono alle scarpe.

Ve ne accorgete perché non allenano mai i figli a sfuggire agli zombi. E poi guarda che belle queste scarpe di Fausta Zoccoloni. Tutte con il legaccio alla schiava etiope intorno al polpaccio e il tacco dodici. Cosa vuoi che si mettano a correre, quando ci sono gli zombi? Al limite vi chiamano. “TEEESOOOROOOO? Puoi venire a mettere via le tue camicie che ci sono gli zombiii???”

Le madri sono così. Riescono a dare l’allarme, ma contemporaneamente ti fanno fare qualcosa in casa.

Ma voi padri, invece, non distraetevi.

Non fatevi sorprendere dall’arrivo degli zombi. Saltate, correte, strisciate sotto al letto e inseguite i vostri figli, che in questo modo impareranno quali sono le vie di fuga migliori, le strade a vicolo cieco, le mosse e le tecniche ideali per confondere e sfuggire.

Perché sotto il divano papà non ci passa, ma sotto il lettone sì, che è un lettone in ferro battuto dell’epoca romanica e sotto c’è lo spazio per un papà di medio peso, un papà un po’ provato dalla genitorialità arrivatagli addosso tre anni fa e mai più passata.

Quindi un papà magro, ma ancora scattante. Che a farlo scattare ci ha pensato la mamma, per anni: LEO! “Porta su in solaio l’incudine!” oppure LEO! “Trascina in cantina l’aereo! Con i denti, eh? Mica a spinta come l’altra volta!”

LEO! “Ah, no, niente, volevo vedere se eri attento.”

E quindi sotto il letto gli zombi ci passano, e allora afferri la gambetta della Johanna, che si attarda di pochi attimi nell’uscire fuori e giù a fingere di mangiarle una chiappa, con grugniti che nulla hanno di umano, e che, appunto, devono ricordare il pericolo zombi.

Poi la si lascia andare. La si fa scappare, tipo quando si pesca per sport. La si ributta in acqua e si insegue l’altra. Più bassa, più tozza, con il baricentro più stabile e quindi più veloce. Fa certe curve a gomito che un papà zombi non riesce a eguagliare e deve bilanciare con le controspinte sugli stipiti delle porte.

Ma velocità non significa astuzia. Perché poi , fiera delle sue dimensioni da nano, si infila sempre sotto il divano. Errore. Il papà ha il braccio di una lunghezza sproporzionata rispetto alla sua cultura, e la raggiunge e la tira fuori e le mangia la pancia, o la chiappa, sempre grugnendo e sbavando. Solo, facendo un po’ più attenzione, perchè il nano scalcia e ride, una volta ha scalciato nei gioielli zombi, un dolore zombi che non ti dico.

A me piace pensare che un giorno, quando arriveranno gli zombi, loro due saranno pronte.

E me le guardo, mentre volteggiano sul castello del parco giochi, con acrobazie che gli altri bambini non riescono a eguagliare. Una volta un bambino fa la sua acrobazietta e poi le guarda: “Voi, questa cosa non la sapete fare!”

E loro, candidamente “Ma certo, è facilissima” e la fanno in due nanosecondi.

Il bambino se n’è andato, ferito già a questa età nel suo orgoglio maschio, borbottando “Io ho tante castagne e voi no…” Una cosa così, per ammorbidire la sconfitta.

Tipico dei bambini maschi.

Bambini che si offendono, invece di esercitarsi. Bambini che quando arriveranno gli zombi scapperanno con le castagne dentro lo scivolo a tubo, ci scommetto. Errore grossolano.

Per gli zombi, lo scivolo a tubo è come il tubo delle pringols.

 Questa cosa degli zombi è una cosa di famiglia, che già mio padre, con “ucci, ucci, sento odor di cristianucci…” ha allenato me e i miei fratelli. E ora, quando andiamo a trovarlo, allena le due sorelle del Circ du Soleil, magari senza correre, ma tendendo loro degli ingegnosi trabocchetti.

Bravo, nonno.

Mai abbassare la guardia.

Mai fingere che gli zombi non esistano.

E se un giorno le mie bimbe scegliessero di diventare donne e preferissero le scarpe, spero che prendano quelle con un tacco 5. Un tacco 5 lo puoi anche usare per colpire in faccia uno zombi, quando sei a terra e cerca di morderti una gamba.

 Stasera gli spiego come si fa. Ma prima mi tolgo gli occhiali.

88 commenti
  1. manuel permalink

    Ma sei un grande🙂 mai fatto tante risare tutte insieme xD… e poi ora so di non essere piu solo a combattere contro gli zombi ahahahha. Continua così e vedrai che avrai due campionesse di atletica🙂

  2. Fichissimo..ora so cosa mi aspetta…mi hai tolto il prosciutto dagli occhi e lo hai trasformato in una carota per farmi correre (vabbe che devo dimagrire, ma mangiartelo tu il prosciutto…)

  3. Ricordo che quand’ero piccolo mio padre, mentre guidava, a sorpresa mi faceva “il morso del ciuccio” sul ginocchio: una presa con pollice e indice proprio ai lati della rotula, sul quadricipite, la sensazione era simile al solletico.
    Io, di reazione, le prime volte prendevo certe capate sul finestrino che per poco si capottava la macchina.
    Ora ho tendini d’acciaio e con la testa ci apro le noci.
    Quando arriveranno gli zombi, almeno avrò qualcosa da offrirgli.

    Sei un papà spassoso, le tue bimbe sono fortunate!

    F.

    • Uomo Mascherato permalink

      Anche mio padre è solito tutt’oggi eseguire il “morso del ciuccio” quando stiamo in macchina, così come una presa al ginocchio fatta con pollice e indice che vista così sembra na cazzata, ma posso assicurare che stringe i punti cardini del ginocchio e fa un male boia.

      È bello vedere che certe cose sono sparse un po’ ovunque xD

  4. Tutti contro noi poveri Zombie… Ma ti capisco, pure io quando ero uno di voi, un vivo, avevo di queste paure.

    P.S: Sei un grande.

    Con affetto,

    Lo Zombie Cortese

  5. luisafranzini67 permalink

    Sarà che pure io, in attesa da aaaaaannni che chiamino dalla Colombia per ottenere il mio pupattolo/pupattola d’ordinanza, sarà che ho due nipotine che mi ricordano da morire Johanna e Lucy, sono diventata una devota discepola delle tue avventure famigliari…. Ora so che devo iniziare ad allenarmi seriamente dal punto di vista fisico (come sopportazione dei tempi di attesa sono invece diventata un killer….)!
    🙂

  6. LORENZO permalink

    Se un giorno uscisse una parodia fatta da te sugli zombi non la leggerei…
    mi esploderebbe la milza dalle risate e dopo un tentativo di rianimazione in ambulanza morirei appena arrivato in ospedale! (LOL)

  7. Leo, scrivo qui perché mi sembra adatto al titolo (e anche perché non saprei altro posto nel blog).
    Volevo segnalarti questo corto, dove c’è un walking dad (nel vero senso del dad e del dead)

    Un piccolo capolavoro !!!

    • Grazie, lo guardo domani, che lo stavo guardando ieri, ma poi mi si è appannata la vista e mi sono risvegliato con due figlie da portare a scuola a un orario di mmerrrXXXXXXX galleria XXXXXXXXXX

    • Tranquillo, l’appannamento improvviso è un fenomeno condiviso da molti di noi.:mrgreen:
      Io l’ho trovato veramente bello e, visto da genitore, sono convinto che l’effetto si triplica.

  8. imizael permalink

    ciao Leo,sono una tua lettrice appassionata ormai da anni annorum (come minimo dal 1999..), vittima come tanti altri delle imbarazzanti risate in autobus, per strada, alla fermata, insomma ovunque si stia in quel momento leggendo un tuo fumetto😉

    Alla fiera di Pordenone dei giochi e dei fumetti Naoniscon (a cui spero un giorno parteciperai!) io e il mio fidanzato Alberto abbiamo comprato il diario dell’adozione di Johanna e Lucy, che non avevo ancora mai letto.

    Questo mi ha finalmente dato la spinta di scriverti una prima volta, qui sul blog che seguo da un pezzo, perchè leggere le avventure che avete vissuto in quei primi giorni-settimane in Colombia è stato veramente interessante.
    Siamo letteralmente impazziti dal ridere, ma di quelle risate nate dalle tue battute che però sotto sotto.. rimane quel senso di pesantezza nel cuore a pensare ai lati difficili e oscuri della situazione, e non solo. Anche quella lacrima nascosta di commozione. Un po’ commozione di cuore, un po’ cerebrale probabilmente, ma hai capito cosa intendo!
    Sono entrata in contatto in passato con esperienze simili (un’adozione di un mio conoscente di fratellino e sorellina dal Brasile, ad esempio) e forse anche per questo è stato più coinvolgente leggere la vostra storia.

    E insomma perchè ti scrivo? non so: perchè voglio ringraziarti di aver condiviso quella esperienza, e per far sentire anche la mia voce nel numero delle persone che ti seguono.
    Grazie!

    Paola

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