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Come una campana

19/11/2012

Succede che nel 2003, mentre sono in salotto, parte il fischio.

Tipo che dopo dovrebbe esserci “iiiiiiiiin carrozzaaaaaa”. Solo che non è un treno, è il mio orecchio.

Ferma.

A.

Fidenza.

Fiorenzuola.

Piacenza.

Lodi.

Milano Rogoredo.

Milano Lambrate.

Milano Centrale.

Almeno così spero. E invece non si ferma più, e continua. Ffffiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii. Così, ma con molte più “i”. Lo chiamano acufene. E’ un termine medico che significa “non so cosa sia”. Più familiarmente, i medici descrivono l’acufene con un gesto, allargando le braccia. Qualcuno preferisce fare spallucce, ma è solo un’altra corrente di pensiero.

Fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

Cos’è, dunque, un acufene? Scopriamolo insieme!

Dice wikipidia che si tratta di “quel disturbo costituito da rumori che, sotto diversa forma (fischi, ronzii, fruscii, crepitii, soffi, pulsazioni ecc.) vengono percepiti in un orecchio, in entrambi o, in generale, nella testa, e che possono risultare fastidiosi a tal punto da influire sulla qualità della vita di chi ne soffre.”

Cioè. Io, prima di allora, sentivo spesso un fischio che però risultava fastidioso alla vita degli altri, perché ero io che facevo le musiche di Morricone. Ma un fischio in un orecchio, un fischio ininterrotto, monotono, come un film di fantascienza di quelli che poi sbadigli e spegni, come Pandorum, quel tipo di fischio non l’avevo mai sentito.

Così mi rivolgo a un dottore che allarga le braccia. Acufene. E la cosa sarebbe finita lì, se io, testardo come sempre, non avessi voluto cercare delle motivazioni, a questo fischio.

Siccome ero molto insistente, il medico ha sospirato, come a dire “eccone un altro che non si rassegna” e mi ha prescritto tutta una serie di visite legate all’orecchio.

Prima visita. Pulizia. Quella è stata divertente: ti sparano con una pistola ad acqua nell’orecchio ed esce tutto il cerume in un’unica candela! Forte! L’ho poi usata per il mio compleanno.

Poi c’è il neurologo. Che anche lui è simpaticissimo, ti fa fare un sacco di cose divertenti, tipo camminare a occhi chiusi, toccarsi la punta del naso con il dito, stare in equilibrio su un gomito, indovinare la carta, quelle cose lì.

Poi c’è la visita audiometrica, dove ti dicono che hai perso delle frequenze. Radio Malvisi e 101 Network.

Poi c’è la risonanza magnetica alla testa.

Quella cosa che ti infilano nel tubo che fa i rumori. Che la gente gli viene la claustrofobia, cioè la paura di restare chiusi in un convento di suore.

Invece a me diverte anche, tanto sto lì e penso alla storia di Rat-Man che sto facendo.

E dopo mi danno un sacco di foto del mio cervello, che finalmente lo vedo, e chiedo cos’è la cosa che ha intorno. Mi rispondono “E’ che è ancora nel cellophane”.

E infine il gioco della luce che ti fa venire il vomito. Che detta così pare una cosa riuscita male al mago Forrest, invece ti coprono gli occhi con una maschera in cui vedi una luce come se tu fossi su un treno e vedessi passare davanti al finestrino dei lampioni, e nel mentre, ti sparano acqua tiepida nell’orecchio.

In questo modo, agiscono sul centro dell’equilibrio e ti viene da vomitare. O almeno, spesso c’è chi vomita, a me è andata bene, ho solo ruminato e rimandato dall’abomaso al bomaso la zuppa di lenticchie del Natale 1978, quando ricevetti Green Baron.

Che poi era un tarocco di Jeeg Robot. E mi stupii che Jeeg glielo permettesse.

Alla fine ho preso tutte le cartelle dei risultati, sono tornato dal dottore e gli ho chiesto cosa fosse quel fischio nell’orecchio.

Lui ha fatto spallucce.

Che nel frattempo aveva studiato il caso, e alla fine aveva cambiato corrente di pensiero.

Adesso ho tatuato, all’esterno dell’orecchio sinistro, “Acufene. Dal 2003”. Per vantarmi con chi, tipo Dennis, incontrato sabato sera a Cesena Comics end Storiis, ce l’ha da due mesi.

Nel corso degli anni, il fischio si è a volte acuito, a volte si è abbassato. Ma è sempre lì.

Una volta, si era aggiunto un altro rumore, tipo lavatrice in funzione dei vicini del piano di sotto.

O almeno così pensavo, quell’estate che, solo in casa, di notte sentivo questo rumore come continuoRUMBLERUMBLERUMBLE, ma più basso.

Mi alzo, indignato, accosto l’orecchio al muro, mi pare di sentirlo, ma forse no…addirittura scendo al piano di sotto in pigiama, uno spettacolo che nemmeno io posso sostenere, con le braghette a dondola papero, tristissime, accosto l’orecchio alla porta dei vicini, ma non lo sento.

Insomma, poi ho capito che era il mio orecchio.

FFFFIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII più RUMBLERUMBLERUMBLE.

Roba da chiamare il tecnico della lavatrice perché mentre è in funzione si sente un fischio.

La più bella resta comunque una sera che sono appena rientrato, stravolto, dalle Americhe, sono seduto sul divano, sento come se in lontananza stessero scaricando dei tubi di metallo. TLENG. TETLENG. TLENG.

Come una campana della chiesa vicina.

Pazzesco.

Per fortuna quello è passato, perché mi fregava continuamente: TLENG. TLENG. TLENG. E guardavo l’orologio “già mezzogiorno?” Invece era l’orecchio.

Che poi rideva dello scherzo.

Fa specie, soprattutto nei primi tempi, pensare che non sentirai mai più silenzio in vita tua.

Poi adotti due bimbe colombiane, non solo non sentirai mai più silenzio, ma al fischio si sono aggiunte le urla.

In buona sostanza, abbiamo imparato a convivere, anche perché è come avere il suono di una televisione senza audio. E quando è giorno, il rumore di fondo dell’ambiente lo copre. E poi ascolto molta musica, anche in cuffia. E poi ci sono le urla colombiane.

Ma.

Ma oggettivamente, con l’orecchio sinistro sento meno. E quando il rumore di fondo è molto alto, mancandomi Radio Malvisi e 101 Network, fatico, alle volte a capire cosa dicono le persone.

Quindi, immaginatevi quando a Lucca Comics end Ghèims sono seduto per la sessione di firme, voi vi fate avanti, mi porgete l’albo da autografare, magari siete anche intimiditi dalla persona anziana che siede al posto di un bel giovane così come lo si ricorda nei volumi di storia del fumetto, e dopo che io vi chioedo “A chi lo dedico?” Voi, con vocetta tremula per l’emozione mi sussurrate “Può mettere a” e segue un farfugliare che per me potrebbe essere tanto “alla cara Pinuccia” quanto “al dottor Menagallo”.

Per questo, a volte, mi vedete stringere gli occhi, per cercare di indovinare dal labiale se era “A Pacchioso con due B” oppure “Per GNAGNASUCCHIO”. Poi invece era “A Giulio”.

Scusatemi, quindi, è che ho un fischio che mi abbassa il numero di frequenze dell’udito. E per facilitare, mi mettono sempre sotto l’altoparlante che fa gli annunci o che spara la musica simpatica da fiera, quella per coprire le urla di chi inciampa, cade e viene calpestato da chi lo segue, senza che la folla si fermi.

Quindi, coraggio, Dennis. Vedrai che tutto, in qualche modo si aggiusterà.

Come dici?

Non ti chiami Dennis?

FIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

87 commenti
  1. Non ho un fischio all’orecchio ma ne ho uno al naso. Vale lo stesso? Se vale, significa che sento gli odori solo da una narice?

  2. Quando mia madre diceva che sentiva come il rumore di una lavatrice e un suono simile a dei tubi di metallo che cadevano, pensavo fosse la solita esagerata!
    Anche lei ci soffre da ormai 10 anni, da un orecchio non ci sente più e dall’altro ci sente male…ed è un insegnante di scuola elementare…

  3. Fuz permalink

    Ho anche io l’acufene da circa un ventennio.
    Non ci facevo più caso, ormai era come se non l’avessi più.
    Dopo aver letto questo post non riesco più a levarmelo dalla testa. Grazie, Leo!

  4. Li ho da un anno. Cioè, li ho sempre avuti, ma nell’ultimo anno si sono alzati. Adesso quando non ci sono rumori di sottofondo, mi prende l’angoscia, inutile dire che addormentarsi serenamente è diventata un’utopia. Fa strano leggere cose così familiari, quando a scriverle è un artista che stimi tanto.
    Spesso penso che darei via un dito pur di tornare ad apprezzare il silenzio.
    Niente, non avevo granché da scrivere, mi spiace.
    (hai provato lo gnatologo? credevo fosse un insulto, ma è invece il dottore che studia il rapporto tra mandibola e timpani, qualcuno l’ha trovato utile per trovare un po’ di sollievo)

  5. Marcello permalink

    Anche io ci sono passato, e l’età, ahimè, è quella… Sono tuo coetaneo e ti capisco, caro il mio vecchietto… Come? Che dici? No il sacchetto, vecchietto! …no nanetto, ho detto vecchietto! Esatto, vecchietto, perfetto! …no peletto, perfetto! … …

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