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Siam mica matti. O sì?

23/12/2015

matti di Parma_DEF

Credo che siano pochissime, le occasioni come questa. Di scrivere cioè un libro collettivo sotto la supervisione di Paolo Nori. Se non conoscete Paolo Nori è perchè siete tornati stamattina a nuoto da quelle isole deserte là e ci avete messo tipo 20 anni. E siete fortunati perchè scrive dei libri bellissimi e anche divertentissimi che potete leggere come fossero stati stampati adesso, invece sono vent’anni che noi li leggiamo. E adesso c’è questa cosa qui, a Parma, in gennaio, con lui. Per ogni dettaglio tecnico vi lascio l’immagine della locandina, mentre se volete che Paolo vi racconti di cosa si tratta, leggete pure qui di seguito.

E se vi lasciate scappare una cosa del genere, i matti siete un po’ voi, secondo me.

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I repertori dei matti della città

di Bologna, Milano, Torino, Roma, Cagliari, Parma, Andria , Mantova, Venezia e Livorno, forse

Qualche mese fa ero a Genova a fare un seminario di letteratura, a me a Genova, non so perché, la gente, mi sembrano tutti un po’ squinternati, e ai ragazzi che facevano il seminario, quando ho letto dei pezzi dal Repertorio dei pazzi della città di Palermo, di Roberto Alajmo, ho chiesto ai ragazzi che facevano il seminario «Ma perché non fate il Repertorio dei pazzi della città di Genova?».

Il giorno dopo son tornato a Bologna, a guardarmi intorno a Bologna ho pensato che anche a Bologna, c’era pieno di squinternati e mi sono chiesto “Ma perché non facciamo il Repertorio dei matti della città di Bologna?”.

Il giorno dopo son stato a Milano, da quelli di Marcos y Marcos, intanto che mi guardavo intorno pensavo che anche a Milano, Claudia Tarolo e ci siamo detti insieme che anche a Milano, c’era pieno di squinternati, e che si poteva fare anche il repertorio dei matti della città di Milano e ho proposto la cosa a Marocs y Marcos, egli ho citato un libro che so che a loro piace molto, Le opere complete di Learco Pignagnoli, un libro di Daniele Benati, in particolare l’opera numero 13, quella che fa così:

Opera numero 13

Tranne me e te, tutto il mondo è pieno di gente strana. E poi anche te sei un po’ strano.

E ci è venuto in mente che tutte le città potrebbero avere il loro repertorio dei matti e abbiamo trovato un altro libro, sempre a cura di Roberto Alajmo, che si chiama Repertorio dei pazzi d’Italia dove nell’introduzione Alajmo dice che “Forse ogni città dovrebbe possedere un repertorio dei pazzi, così come di ogni città esistono le guide dei ristoranti e degli alberghi”.

E allora abbiamo chiesto a Alajmo l’autorizzazione, e Alajmo ci ha dato l’autorizzazione e abbiamo cominciato dei seminari e abbiamo fatto il Repertorio dei matti della città di Bologna, di Milano, di Torino, di Roma e di Cagliari, e faremo il repertorio dei matti della città di Parma, di Andria, di Mantova, di Venezia e di Livorno, forse, che daranno vita, questi seminari, ognuno a un libretto, come una guida dei ristoranti o degli alberghi, che saranno però anche dei piccoli libretti di storia, di una storia laterale e insignificante ma che potrebbe essere anche molto bella, ci sembra. E i partecipanti a questi seminari ci sembra che si debbano tutti un po’ trasformare in cronisti medievali della contemporaneità.

Paolo Nori

(nella foto, Paolo Nori e leo alla FONDERIA 39 a Reggio Emilia, durante il Festival Sonoro della Letteratura, 18-20 dic 2015)

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2 commenti
  1. Loris permalink

    Sono pazzamente divertenti…..
    Ho avuto la fortuna di leggere il Repertorio di Bologna, in tempi non sospetti. Bravi !

  2. Paolo (che non mi ricordo mai come ho firmato i commenti precedenti) permalink

    Francamente non ho mai capito i corsi di scrittura (creativa o no). Forse perché non sapendo dipingere ho sempre immaginato chi ti insegna a dipingere come un ciarlatano. O sai o non sai. (Mia moglie sa. Ed è bravissima. Le hanno affinato la tecnica ma se insegni a me che non so fare una riga dritta col righello perdi il tempo). Mi diletto a scrivere, scrivo sempre meno, e sono autodidatta, o meglio ho gli insegnamenti della scuola. “Consecutio temporum” che ho scoperto tardissimo mentre prima per me era “Se cominci col passato finisci col passato. Se cominci col presente finisci col presente”. “Le virgole non vanno sparse a casaccio a lavoro finito come semina del campo di grano”. “Esistono mille sinonimi di dire e fare.” e così via. Sarò ottuso, non lo nego, ma le idee non te le insegnano. La forma la hai imparata a scuola. Forse. Se non l’hai imparata da piccolo ora che hai una certa età è tardi. Smentitemi vi prego. Mi sento cinico e ottuso a volte

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